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chi sono

Francis_bambino
Eccomi, ancora diligente a scuola!

Mi chiamo Francis Desandré, sono nato a Blanc-Mesnil (Francia) nell’estate del 1968 e sono il terzo di 4 figli. Mio padre, emigrato a Parigi durante la seconda guerra mondiale, ha conosciuto mia madre nel 1960. L’amore è stato fulmineo, al punto di vederli sposati alla fine dello stesso anno. Dopo 20 trascorsi lontano dalle amate montagne valdostane mio padre convince la famiglia a trasferirsi in Valle d’Aosta, sua terra natia.

IL PRIMO AMORE NON SI SCORDA MAI
Quando avevo 16 anni incontrai una ragazza, Rosy, di 2 anni più grande di me. In quel periodo avevo preferito il mondo del lavoro e passavo il mio tempo dedicandomi all’agricoltura, passione ereditata da mio padre. Le stagioni venivano alternate dagli spostamenti della mandria che seguivo, in basso l’inverno e in montagna l’estate. Rosy continuava sempre ad essere al mio fianco.

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1986, servizio militare

Ben presto arriva il 1986, l’anno della chiamata alle armi. Essendo di origini francese avevo la possibilità di scegliere per quale stato prestare il mio servizio militare e scelsi l’Italia, d’altronde ero riuscito ad integrarmi molto bene nella terra natia di mio padre, perchè non servire il mio paese di adozione?

La leva militare passò in fretta, anche a 1.000 chilometri da casa ed appena congedato Rosy ed io convolammo a giuste nozze.

QUEL DANNATO 4 FEBBRAIO DEL ’89
Mi piaceva la mia vita da sposato, avevo una moglie premurosa, stavamo per diventare genitori. Avevo anche un lavoro in edilizia che mi permetteva di poter trascorrere più tempo al fianco di Rosy, il pancione cresceva e le necessità aumentavano con il passare dei giorni.

Un freddo sabato mattina uscìi di casa per andare sul cantiere per fare un pò di straordinario, una mezza giornata e poi il ritorno a casa, dalla mia famiglia. Purtroppo ad attendermi sul cantiere c’era il destino, e non aveva in serbo nulla di buono per me, una cosa che stava per cambiare la mia vita.
Durante la movimentazione di materiale, il cingolo di un escavatore mi investì. Una folla corsa fino all’ospedale di Aosta, uno sciocco tentativo di voler rimediare allo schiacciamento dell’arto, un caso di malasanità ed incompetenza che diede inizio ad un tremendo calvario.
Dopo alcuni giorni di ricovero in terapia intensiva, con la scusa di effettuare una visita specialistica in Francia presso uno dei massimi esperti di chirurgia vascolare, riuscìi ad ottenere il trasferimento all’ospedale di Saint-Etienne in Francia.

L’équipe medica guidata dal professor Bousquet decise immediatamente di portarmi in sala operatoria per tentare di recuperare il danno alla mia gamba destra, dopo un lungo intervento di rivascolarizzazione parzialmente riuscito arrivò il coma.
Al mio risveglio, due giorni dopo, mi attendeva una triste notizia, i tessuti della gamba avevano patito troppo, era subentrata un’ischemia con cancrena. Mi aspettava una lunga serie di interventi per tentare di porre rimedio, diciotto per la precisione.

VENERDI’ 17, UN MALEDETTO VENERDI’ 17
Erano passati diversi giorni, le giornate erano alternate dagli interventi chirurgici, iniziavo a non poterne più di tutto questo, il chirurgo entrò nella mia stanza con l’intenzione di farmi prendere una decisione che avrebbe cambiato la mia qualità di vita. Non mi rimanevano grandi opzioni e di comune accordo decidemmo per l’amputazione al di sotto del ginocchio. Sono entrato in sala operatoria di venerdì, un venerdì 17.

LA RIPRESA DI UNA VITA FAMIGLIARE NORMALE
Alcuni mesi dopo l’incidente Rosy ed io partecipammo al miracolo della vita, il 10 maggio del 1989 nacque Patrick, il nostro primogenito. In quel momento, quando strinsi tra le braccia nostro figlio, capìi che dovevo mettercela tutta a riprendermi la mia vita. E così feci! Fisioterapia, interventi, visite al centro protesi, tutto quello che serviva per rimettermi in piedi fisicamente e metaforicamente.
A maggio del 1990 finalmenti ripresi a lavorare, questa volta un’occupazione tranquilla, senza rischi. Iniziai la mi vita lavorativa al Casinò di Saint Vincent dove tuttora lavoro.

Ad agosto del 1990 Rosy riesce a farmi credere che non tutti i venerdì 17 vengono per portar male dando alla luce Alessandra, la nostra secondogenita. Ad Alessandra e Patrick seguì poi Jerome il 7 maggio del 1994.

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La mia famiglia durante una passeggiata al Santuario di Cuney. Da destra Rosy, Alessandra e Patrick, In basso Jerôme.

FRANCIS, PIERINO E LO SPORT
Diverse persone erano al corrente del mio problema fisico e, involontariamente, avevano creato una sorte di catena solidale parlando tra loro, proprio grazie a questo venni a conoscenza di un uomo amputato di Valtournenche che praticava dello sport. Avevo ripreso un po’ lentamente la mia vita ma mi mancava qualcosa, decisi così di andare a conoscere Pierino Gaspard.

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I primi tentavi sulla neve a Breuil Cervinia
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Sui campi di ateltica con Pierino

Dopo averlo conosciuto mi mise gli sci a piedi e mi portò a Breuil Cervinia per imparare di nuovo a sciare. Le prime discese non furono mica facili, non era per niente semplice stare in equilibrio su di uno sci solo e per giunta con dei bastoncini che in quel momento potevano essere d’aiuto solo ai più abili degli equilibristi. Dopo diversi tentativi, e numerose cadute, giunsi all’utilizzo di un paio di stampelle dotate di due piccolissimi pattini. Tutta un’altra storia!
Riuscii a portare così a termine la traversata del ghiacciaio del Monte Bianco, la famosa Vallée Blanche, accompagnato da Renzino Cosson, guida alpina ed allora direttore del Soccorso Alpino Valdostano.
Non praticai solo lo sci con Pierino, mi spinse a fare anche dell’atletica leggera. Mi iscrissi alla Polisportiva Handicap Biellese e con l’aiuto  della presidentessa Paola Magliola portai a casa dei buoni risultati con il lancio del peso, del disco e del giavellotto.

Pierino mi scosse davvero tanto e mi fece capire che nulla era impossibile per un uomo, a patto che ce ne fosse la volontà. E’ stato per me un importante punto di riferimento sia a livello umano che spirituale e, malgrado la sua scomparsa, continua ad essere fonte di ispirazione.